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201.

Il sole è alto e viaggiate già da diverse ore. Potrebbe essere l’ora terza o l’ora sesta*, a seconda del conteggio delle ore in uso presso i contadini del posto. I campi striati dai solchi degli aratri emanano odore di terriccio umido riarso dal sole. Ti torna in mente di quando eri un bambino e correvi nell’orto del convento dove sei cresciuto, nascondendoti tra le piante e cercando di evitare i rimproveri dei frati per aver saltato l’ennesima ora di preghiera e meditazione.

Attorno alla strada per Sant’Eraldo si estendono campagne intere coltivate ad avena, farro e frumento, ma in questo periodo il raccolto è già avvenuto e i campi sono disseminati invece di persone, vassalli contadini che faticosamente dissodano i terreni spingendo aratri pesanti con l’aiuto di buoi o di poderosi cavalli. Di tanto in tanto, percorrendo strade che costeggiano i terreni del feudatario locale, vi imbattete in piccole fattorie circondate da prati di erba rada, nei quali pascolano pecore, asini e bovini. Più raramente vedete maiali grufolare nel terreno e ancora più raramente alberi di fichi che non siano ancora stati saccheggiati dai viandanti di passaggio.

«C’è del fumo, laggiù.» Ti indica Evan, correndo ad arrampicandosi su una staccionata sul ciglio della strada. Una scia nera si solleva da una casa in mezzo ai campi, sul limitare di una macchia boscosa.

«Forse stanno incendiando sterpaglie… oppure un fienile che ha accidentalmente preso fuoco. In ogni caso, nulla che ci interessi.» Commenta Trizia, continuando ad avanzare sul suo cavallo.«Certo, non è affar vostro, ma il mio signore è un Cavaliere, e in quanto tale è suo dovere verificare cosa è successo e prestare soccorso… forse qualcuno si è fatto male davvero!» Le risponde Evan, con severità.

«Vuoi fermarti per ogni filo di fumo che scorgiamo all’orizzonte, ragazzino?» Lo ridimensiona Sorella Benedetta.

Valutando approssimativamente la distanza, non si tratta di una lunga deviazione. Però se vi fermaste a prestare soccorso, nel caso in cui ce ne fosse davvero bisogno, sicuramente la durata del viaggio ne risentirebbe.

«Evan ha ragione. È mio dovere andare a controllare.» Dici. ▶︎ 233

«Il Beato Dio non mette nulla sulla nostra strada che non sia una prova per la nostra fede. Dobbiamo andare a controllare.» Dici. ▶︎ 216

«Hanno ragione Trizia e Benedetta… Evan, non possiamo fermarci per ogni sciocchezza. Proseguiamo verso Sant’Eraldo.» Dici. ▶︎ 228

*Questa è una nota informativa che nel libro non ci sarà, ma che mi sembrava simpatico inserire per i miei lettori su Patreon! Forse lo farò nuovamente, più avanti, aggiungendo info che nel libro non sono riuscito o non ho voluto mettere per non appesantire troppo il testo. Le ore "medievali" non corrispondono alle nostre ore (che sono di origine napoleonica, più o meno, quindi XVIII-XIX secolo): si seguiva invece un conteggio delle ore basato su una suddivisione giornaliera in sette o otto ore (io ho scelto quella che conta sette ore), e queste ore erano "mattinale", "lodi", "prima", "terza", "sesta", "nona", "vespro" e "compieta" scandendo il ritmo della preghiera nei conventi e nelle comunità religiose locali, che avevano un forte ascendente sul resto della cittadinanza. Quindi contadini, mercanti, pastori e artigiani si adattavano a queste ore, che erano addirittura chiamate "canoniche". Da notare che tra estate e inverno la durata di queste ore variava tantissimo: in inverno un'ora canonica poteva quasi coincidere con un'ora attuale, ma in estate ogni ora canonica corrispondeva quasi a tre ore attuali. Inoltre le ore "notturne" (come il mattinale, che era in piena notte, prima dell'alba) duravano molto di più delle ore giornaliere.

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