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214.

«Mi piace il tuo dio… – Bofonchia. – “Beato Dio” come lo chiamate. Non fraintendermi, non credo che sia migliore di tanti altri, né che meriti di essere venerato… ma mi sembra uno che lascia fare… sai, uno che si fa i cazzi suoi. Hai presente la questione del libero arbitrio? È un modo diverso di dire che lui se ne sta per conto suo e che noi ce la dobbiamo vedere da soli. Come è giusto che sia. Lui non ci rompe le palle e noi ci risolviamo da soli i nostri problemi. Il fatto è che voi clericali questa cosa l’avete travisata. Non solo vi intromettete dappertutto, ma gli rompete anche continuamente i coglioni con preghiere, richieste, offerte… come se non vi avesse detto da subito che bisogna sbrigarcela da soli e che non gli dovete scassare il cazzo.»

Rogar sputa a terra, fissandoti poi con aria di sufficienza. Forse si aspettava una risposta da te, ma tutto ciò che ottiene è un silenzio imbarazzato. Dopo qualche secondo si spazientisce, sbuffa e si gratta la chiappa destra, sollevando fin troppo la tunica.

«Non sei dell’umore per una chiacchierata, a quanto pare. Va bene, aspetta qui. Te la vado a chiamare.»«Chi?» Gli domandi, allungando il collo.«La tua strega. – Ti risponde. – Ma non perderla di nuovo!»

Resti immobile ai piedi dell’albero mentre lui scompare tra le fronde distanti. Si sta facendo sera e la luce man mano si affievolisce, rendendo il sottobosco più cupo e misterioso. Da un groviglio di arbusti emerge Ardea. Non ha più la corda ai polsi e non sai come possa averla recisa, ma non sembra intenzionata a scappare. Anzi, si avvicina a piccoli passi. Noti graffi e ferite nuove sulla sue gambe e sulle sue braccia che prima non aveva, mentre tra i suoi capelli si sono impigliate foglie secche, rametti e fili d’erba.

«Dov’eri finita?» Le chiedi.«Volevo assicurarmi che Rogar ci stesse seguendo. È un tipo solitario, ma anche lui di tanto in tanto ha bisogno di un po’ di conforto.» Ti dice, quindi si incammina in una direzione precisa, senza aspettarti.«Sei sicura che sia la direzione giusta?»«Al contrario di te, Cavaliere, io so bene qual è la direzione giusta. Tu invece lo sai?» Si volta per fissarti con piglio beffardo, ridendo con gli occhi.«Alzati. Torniamo dagli altri.» Ti dice, riprendendo a camminare.

La segui. ▶︎ 226

226.

Non appena emergi dal bosco, scorgi in lontananza i tuoi compagni di viaggio che ti stanno aspettando sulla strada. Cedar sta ancora mangiando, affondando il muso nel sacco che Evan gli tiene ben aperto davanti.

Sorella Benedetta, in sella al suo cavallo, si sta sistemando il soggolo attorno alla gola. Noti che non si tratta di un indumento ben definito, bensì di una sorta di fasciatura che lei stessa avvolge attorno al suo corpo, coprendosi come se indossasse uno scapolare e nascondesse i capelli sotto una cuffia.

Lucilla, seduta sul ciglio della strada, sta intrecciando i capelli ramati di Dora in una lunga treccia. Jacques le osserva mantenendosi a distanza, la corda che gli stringe i polsi è legata alla sella di Trizia.

La Dama del Lago è la prima ad accorgersi che sei vivo e raccoglie subito una cima dalla schiena del tuo cavallo, venendoti incontro per stringere nuovamente i polsi della Strega dietro la sua schiena.

«Grazie, Trizia… ma non c'è bisogno di legarla.» Le dici. ▶︎ 204

«Grazie, Trizia, ci penso io.» Le dici, prendendo la corda. ▶︎ 238

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