Il Sentiero Oscuro /85 (Patreon)
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Mentre avanzi lungo la strada, cercando di stare al passo con i cavalli che marciano lentamente al tuo fianco, intoni un canto liturgico: una melodia che hai imparato in convento durante gli anni di seminario e che eri solito salmodiare ogni giorno durante le lodi, per salutare l’alba.
Inizialmente la tua voce si solleva solitaria, ma dopo qualche strofa alla tua voce si aggiunge quella di Evan, e subito dopo anche Sorella Benedetta si unisce alla salmodia. Poi, alquanto inaspettatamente, anche Lucilla e Dora iniziano a cantare.
Più di metà del gruppo marcia mentre eleva una preghiera melodiosa al cielo scuro che già copre il sole. Ti piace pensare che il Beato Dio non permetterà al temporale di raggiungervi prima che siate al caldo, in una taverna di Cerqueto.
Aumenta di un punto la tua relazione con Evan, oppure con Sorella Benedetta, oppure con Lucilla, oppure con Dora.
I viandanti che incrociate lungo la strada e i contadini nei campi vi salutano con il sorriso negli occhi mentre incrociate il loro cammino. Il coro di voci riempie l’aria attorno a voi, ammantando il gruppo di una benevolenza immeritata. Evan ne approfitta per concludere qualche scambio vantaggioso con i mercanti e con i fattori in cui vi imbattete lungo la via.
Tre ore dopo arrivate a Cerqueto. ▶︎ 274
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Le prime gocce di pioggia bagnano la strada lastricata proprio mentre varcate la soglia della prima taverna all’ingresso di Cerqueto. Poco prima avete oltrepassato il posto di guardia, e assistito alla corsa della milizia locale verso la tettoia spiovente più vicina, in fuga dal temporale incipiente.
Troppo impegnate a salvarsi dalla pioggia, le guardie non si sono interessate al vostro ingresso. La cosa non ti ha stupito più di tanto, giacché in piccole comunità come quella di Cerqueto questi miliziani sono essenzialmente dei paesani che hanno deciso di prestare un poco del loro tempo a sorvegliare l’ingresso principale del paese, nulla di più che pavidi volontari.
Il cammino vi ha stancati parecchio: lasci che Evan e Jacques si occupino di condurre i cavalli presso le stalle e inviti i tuoi compagni di viaggio ad entrare e a sedersi presso uno dei tavoli di legno della taverna, che a ben vedere somiglia più a un’osteria che a una locanda.
Le tre ore di viaggio, dall’ora delle lodi all’ora sesta, hanno affaticato Trizia ben oltre il suo limite: siede curva e ansimante, pallida in volto e con lo sguardo spento. Probabilmente quando Jacques la raggiungerà, si ritirerà immediatamente nella sua stanza.
«Pellegrini diretti a Sant’Eraldo?» Domanda una voce rauca e baritonale, sopraggiungendo alle tue spalle. Si tratta sicuramente del taverniere, oppure di suo figlio: un uomo barbuto con un grembiule lordo, il cui fiato odora di aglio rancido.
«Carnefici.» Gli risponde Ardea, sorridendo. «Mi portano davanti alla Santa Inquisizione per farmi condannare al rogo.» Nonostante la Strega lo dica con un tono scherzoso, il taverniere prende le sue parole seriamente e si fa il Segno del Sacrificio. Lanci uno sguardo torvo alla Strega per azzittirla, quindi afferri il polso dell’uomo e cerchi di calmarlo:
«Sono un Cavaliere d’Ambra, vengo dal feudo di San Clemente e siamo diretti alla cattedrale. Gradiremmo qualcosa di caldo da mangiare… e magari anche dei letti asciutti dove coricarci per riposare, stanotte.»
Il taverniere annuisce e si allontana, mentre Ardea ridacchia. ▶︎ 280
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«Noi non approfitteremo del tuo denaro, Cavaliere.» Mormora Lucilla, stringendoti il braccio calorosamente. «Sarà nostra premura cercare un posto dove alloggiare. Poi domani cercheremo un impiego momentaneo, in attesa del vostro ritorno.» Ti dice. Dora annuisce e aggiunge: «Non ha senso per noi accompagnarti fino alla Cattedrale Sant’Eraldo. È una salita scoscesa… domani il sentiero bagnato ghiaccerà, presso le alture. Saremmo solo d’impaccio.»Lucilla continua a tenere il tuo braccio premuto contro il suo petto, come se volesse scaldarti, e nel frattempo ti guarda amorevolmente. Dora ti sorride teneramente. Capisci quanto il loro futuro dipenda da te. Annuisci.
«Forse anche per me sarebbe meglio restare qui.» Ti dice Trizia, sfruttando il momento di silenzio, prima che tu possa cambiare argomento. La Dama del Lago solleva la testa dal pasto frugale e si rivolge a te. I suoi occhi sono cerchiati di nero e sta iniziando a sudare freddo. Sai bene che le sue condizioni stanno peggiorando rapidamente, e che al tramonto è ancora più provata dalla malattia. Le campane della chiesa vi avvertono che è scoccata l’ora nona e Trizia sembra molto affaticata.«Non c’è problema, Trizia… resta pure qui a Cerqueto. Non ci vorrà più di un giorno o due a risalire fino a Sant’Eraldo e tornare. Sarò di ritorno prima che ve ne…»
Stai per concludere, quando la porta della taverna si spalanca di colpo, lasciando entrare raffiche di vento e di pioggia. Un lampo illumina in modo sinistro il volto di Jacques, che cerca di riprendere fiato. Completamente zuppo, deve essere corso qui per avvertirvi di qualcosa di terribile: la sua maglia di lino è coperta di sangue.
«Il lupo mannaro… ci ha attaccati! Evan… Evan è…»
FINE DELLA PRIMA PARTE
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