Makhtum /013 (Patreon)
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Mi aspettavo che la parete esplodesse, e che tra le schegge di metallo e le scintille emesse dai cavi tranciati emergesse il nostro nemico, magari facendo immediatamente fuoco con i suoi fucili laser. Ma non è così che andrò. La porta si sbloccò con un tranquillissimo click e poi scivolò di lato sibilando, proprio come dovrebbe fare una porta automatica futuristica. Dall’apertura si fece avanti qualcosa di difficilmente definibile. Innanzitutto, quella cosa fluttuava a circa mezzo metro dal suolo. Non c’erano razzi né zampe meccaniche, semplicemente era sospesa a mezz’aria. Un ticchettio simile al suono di tante zampe rimbombava nel pavimento sotto di lui, riecheggiando nella struttura metallica che finiva per amplificare e distorcere il suono, fino a farlo sembrare un minaccioso incedere di passi. Il mio primo pensiero, assurdamente, riguardò il modo in cui quella cosa poteva restare sospesa a mezz’aria. La soluzione più semplice era che sfruttasse dei semplici campi magnetici, visto che tutto attorno a noi era metallico: pareti, pavimenti, strutture. Quando alzai lo sguardo per osservarne la figura per intero, il minaccioso essere non mi parve più tanto minaccioso. Che fosse minaccioso, in effetti, era solo una premessa scontata. Sembrava un grosso uovo bitorzoluto. Meglio ancora, sembrava una patata. Una patata metallica, cromata, lucente e senza alcuna fessura, apertura o pulsante su di essa. Collegai quel dettaglio alle nostre tute, che sembravano letteralmente “stampate” in un unico pezzo, senza cuciture né aperture: era come se ce le avessero tessute addosso.
«SEGNALATO MALFUNZIONAMENTO.»
Gracchiò quel coso. La voce era distorta e frusciante, come se fosse emessa da una vecchia radio mal sintonizzata.
«Lo sappiamo. – Gli dissi. – Siamo stati risvegliati apposta!»
Emi mi guardò perplessa.
«Lo sappiamo? Era solo un’ipotesi!»
«Controlliamo se è vera!» Le risposi, storcendo la bocca come se l’essere non potesse sentirmi. Una serie di strani simboli luminosi apparve sulla superficie metallica del suo corpo. Sembravano antiche rune. Apparvero illuminandosi con colori diversi, e scomparvero gradualmente dopo aver lampeggiato o essersi spostate velocemente qua e là.
«ATTIVAZIONE INGIUSTIFICATA.»
Disse la patata gigante, immobile davanti alla porta.
«Vuoi dire che… non dovevamo essere risvegliati? Che non c’è bisogno di risolutori?»
«RISOLUTORE NON NECESSARIO.»
Chiarì lui. E subito dopo:
«PREGO, RIENTRARE NELLE ALCOVE.»
«Ma non ci penso nemmeno!» Sbottò Veronica. Protesi una mano verso di lei scuotendo leggermente la testa. Non era il caso di dimostrarsi violenti. Non sapevamo cosa potesse fare quell’essere, forse avrebbe potuto fulminarci tutti al minimo segno di ostilità.
Cercai di ottenere maggiori informazioni. ➤ 7
Comunicai che ci rifiutavamo di eseguire quell’ordine. ➤ 19
Chiesi agli altri di stare al gioco, per il momento, e dirigerci verso le alcove. ➤ 22
Gridai a Emi di prepararsi a chiudere la porta, e mi lanciai contro l’essere per spingerlo fuori dalla stanza. [è richiesta Determinazione pari o superiore a 4 per intraprendere questa scelta] ➤ 40
Gridai a Veronica di far fuoco con la sua arma [è richiesto di possedere “fucile a impulsi” per intraprendere questa scelta] ➤ 43
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