Il Sentiero Oscuro /68 (Patreon)
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217.
«Eravamo solo affamati.» Ti dice il ragazzo, che sembra solo un giovane ladro inesperto; poi guarda verso il corpo senza vita del compagno e si corregge:«Non volevamo fare del male a nessuno.»
Trizia scatta in avanti:«Ah, davvero? Stavi per far saltare la testa a un cavaliere e non volevi fare del male a nessuno? – Indica la casa ridotta a un cumulo di braci. – E quella chi l’ha incendiata? È stato uno sbaglio anche quello?»
Fai cenno a Trizia di calmarsi, prima che estragga di nuovo i coltelli. Il giovanotto sembra propenso a collaborare, quindi meglio farlo parlare.
«Proprio così: la casa ha preso fuoco per errore. – Racconta lui. – L’arma del mio compagno è volata nel fuoco mentre il marito di quella cercava di farci uscire con la forza… la polvere è esplosa… le fiamme hanno divampato… per fortuna siamo riusciti tutti a salvarci! Cioè… tutti tranne… suo marito.»
Il suo sguardo si fa triste e guarda a terra. Ti volti verso la donna in lacrime e vedi che la giovane ragazza che era stesa a terra si sta riprendendo. Le due si abbracciano terrorizzate.
«Le conosci?» Gli chiedi.«Le tenevamo d’occhio da qualche giorno, io e il mio compagno. Quella in lacrime è Lucilla, l’altra si chiama Dora. Sono la famiglia di un pastore, Iulio. O meglio, lo erano. Non credo che per Iulio ci sia più molto da fare.»
«Beh… è un morto per un morto. – Dice Benedetta. – Per me siamo pari.»«Hai la sensibilità di una lastra di ghiaccio.» Commenta Trizia.«Il Beato Dio non ci ha dato la compassione per sprecarla con gli sconosciuti. Non so chi cazzo siano queste due donne e nemmeno questo poppante. – Sbraita Benedetta, assottigliando gli occhi azzurri. – Quindi per me possono bruciare all’inferno con tutti gli altri dannati.»
Poi si volta verso Ardea e aggiunge: «Con tutto il rispetto.»«Puoi chiamarmi Jacques. – Ribatte il ragazzo, calcando la pronuncia francese. – Non è il mio vero nome, se ve lo state chiedendo, ma è il nome che ho scelto quando ho iniziato a fare questo mestiere.»
Poi si rivolge a te, restando in ginocchio.«Ecco, ora sapete chi sono. Vi prego risparmiatemi. Da dove vengo io, esiste una cosa chiamata “debito di vita”. Se mi risparmiate, vi servirò finché non riterrete che il mio debito sia stato saldato.»
«Interessante. Ma io ce l’ho già un servitore.» Gli fai notare, indicando Evan.«Servi me, allora! In fondo ho sgozzato io il tuo compare e avrei potuto far fuori anche te: devi la vita a me tanto quanto a lui.» Propone Trizia.
Sei d’accordo. ▶︎ 203
Non sei d’accordo. ▶︎ 239
psst oggi c'è il Salone del Libro!